“Il senso di apertura sarà prezioso, perché viviamo in una società che cambia”. Intervista al sacerdote che fu viceparroco nel 1998 e arriva da un’esperienza pastorale a Fonte Nuova

Più che un arrivo, è un ritorno. Anche se a distanza di 22 anni, quando lasciò Magliano da viceparroco per andare a Torricella, molte cose sono cambiate. Don Vito Gomelino è il nuovo parroco di San Liberatore. Il sacerdote, che ha guidato per quasi dieci anni la parrocchia di Gesù Maestro a Fonte Nuova (Roma), ha fatto il suo ingresso in Cattedrale domenica 24 luglio. Nato nel 1972 a Tivoli, ma originario di Cretone, frazione di Palombara Sabina, è entrato nel seminario di San Valentino di Poggio Mirteto già in prima media. È sacerdote dal 16 luglio 1998, quando iniziò il suo percorso pastorale proprio a Magliano nella parrocchia allora retta da don Carlo Nastasio.
A che punto era rimasto? Da dove ricomincia?
“Di certo proseguirò quel che già c’è ed è stato ben fatto in questi anni, come la catechesi e la Caritas. Voglio investire nella pastorale familiare e in quella giovanile, nella formazione per gli adulti, nella teologia, istituendo anche una lectio divina mensile”.
Chi lo ha preceduto, don Ariel, ha dichiarato di aver lasciato la parrocchia con un solo cruccio: i giovani post cresima.
“Per loro seguirò il cammino che la Diocesi di Sabina e Poggio Mirteto ha preparato per loro. A Fonte Nuova ha funzionato e spero davvero che possa essere così anche a Magliano”.
Fonte Nuova, dalla quale proviene, è una realtà molto diversa da Magliano. Di cosa farà tesoro di quella esperienza umana e pastorale?
“Il senso di apertura. Quella è una comunità nella quale convivono realtà diverse, anche sul piano ecclesiale. Persone di provenienze ed esperienze differenti, che ad esempio vengono dal sud per lavorare, fanno i pendolari con Roma, che risiedono magari solo per un periodo e poi ripartono. A Fonte Nuova si sperimenta pure il dialogo con le altre espressioni della religiosità: con gli ortodossi, con gli evangelici, con i musulmani. Quel senso di apertura sarà prezioso anche per Magliano, perché viviamo in una società che cambia. Sarà poi importante valorizzare l’impegno caritativo, ad esempio con+ un centro di ascolto. E infine la liturgia: è il primo contatto che hanno le persone con la Chiesa e va curata con attenzione. Allo stesso modo è bene rinvigorire le espressioni della pietà popolare come le processioni”.
Magliano ha da sempre forti connotati comunitari. Che rapporto pensa di instaurare tra comunità civica e comunità religiosa?
“Penso alla massima collaborazione con le istituzioni. Al di là delle visioni politiche, si cammina insieme per il bene della città. Ho incontrato il sindaco: è giovane e confido in un ottimo rapporto. Avrò modo di conoscerlo”.
In futuro la parrocchia avrà a che fare con due importanti progetti della Diocesi: il Museo diocesano e la casa-famiglia. Ha qualche iniziativa ulteriore da aggiungere?
“Sono entrambi segni vistosi e importanti dell’impegno diocesano nella realtà locale. Ma oltre a questi fiori all’occhiello per il vissuto della gente ritengo che in questi primi anni sarà per me importante conoscere le famiglie e le loro problematiche”.
Un sogno che ha nel cuore?
“Costruire una comunità che torna a vivere a livello spirituale. Negli anni dovremo rinverdire l’aspetto religioso e di fede delle persone”.
newsletter 04 – luglio 2022

