Libro del giovane romano e maglianese di adozione che ha attraversato il tunnel delle dipendenze e oggi lavora come muratore – “per sentirsi a contatto con le emozioni” – ed è impegnato nel sociale
Trecentotrentasei pagine, una storia di storie e una copertina in cui campeggia una maschera che ricorda un punto di domanda. Ventotto capitoli in cui, nel suo Over Samuele Merloni, compie un viaggio personale alla ricerca di quell’io che si era perso. Ma Merloni potrebbe essere ognuno di noi, impegnato in una personale indagine del sé.
Sullo sfondo dei racconti la tela dell’era della pandemia, momento in cui Samuele , romano di nascita ma di Foglia di adozione, trova la forza di riflettere su di una vita con cui, troppo spesso, ha giocato ai dadi per colpa della droga. “Il viaggio proposto da Samuele è un viaggio alla ricerca del castello della vita e lui non ha timore di raccontarci la fatica, le gioie e gli inciampi che ha dovuto affrontare. È rendersi conto – dice don Gianni Carparelli, presbitero della Diocesi di Viterbo, amico di famiglia di Samuele che ha seguito da vicino nel suo percorso di recupero – che dietro ogni maschera imposta dai ruoli c’è una realtà ben più ricca, significativa e vera”.
“Questo non è un libro in cui si parla di tossicodipendenza”

Il libro si apre con una dedica: “A ogni tossicodipendente che soffre, a chi si è perso, a chi cerca Dio, l’amore, la famiglia, un aiuto o un consiglio, a chi sta giocando a dadi con la morte, a chi, dopo tanto buio, sceglie finalmente la luce”. Ma Samuele precisa subito: “Questo non è un libro in cui si parla di tossicodipendenza”. Un fiume in piena, Samuele, mentre racconta di questa opera nata senza mai aver avuto l’idea di scrivere un libro.
“Ho cominciato a scrivere in una situazione totalmente diversa rispetto a quella di chi decide di pubblicare un libro. Sentivo che, in un periodo di grande difficoltà, in cui per colpa di droghe molto pesanti vivevo stati psicotici e a volte anche molto prossimi alla morte, quello che avevo perso era il contatto con le emozioni. Paradossalmente, da un punto di vista lavorativo, questo periodo è coinciso con il periodo più stabile che abbia mai vissuto. Ricoprivo un ruolo importante e avevo tantissimi amici. Ma la depressione si è fatta strada proprio nel periodo in cui mi sentivo più rilassato”.
Dagli studi di economia fino agli orfanotrofi in Africa
Possiamo quindi dire che hai iniziato a scrivere per essere ascoltato? “No. Scrivevo senza pensare a qualcuno che leggesse e neanche pensando a un ascoltatore ‘giusto’. Da sempre ritenuto da tutti un ragazzo socievole e laborioso, mi sono ritrovato ad essere l’opposto, in preda a stati psicotici che il cervello si costruisce a causa della sostanza. La carta mi ha aiutato ad aprirmi”.
Nello scorrere dei racconti, in cui forte si sente la formazione al Liceo Classico di Merloni, tra filosofi e letterati, come anche il percorso di vita che lo ha portato, dopo gli studi in Economia, a vivere le esperienze nei campi e nei cantieri, nei call center di Nuova Delhi e negli orfanotrofi delle regioni povere dell’Africa, Samuele, con la sua esistenza stravolta, diventa “Punto Interrogativo” e comincia a guardarsi dentro.

“Quella del punto interrogativo – dice Samuele – è un evento realmente accaduto. Nel 2019 frequentavo un master e quando, come a tutti gli altri studenti, il professore mi chiese di presentarmi davanti alla platea di imprenditori per orientare al meglio il mio percorso come ‘risorsa’, dopo avermi ascoltato disse: ‘per ora su Merloni mettiamo un punto interrogativo’”.
“In ogni capitolo – prosegue l’autore – si racconta di un incontro, metafora di concetti importanti che danno senso alla nostra vita: la libertà, il concetto di ricchezza e povertà, la capacità di vivere oltre le maschere. Leggendo il libro, in ogni capitolo, ci si troverà davanti ad un problema, ma per ognuno ci sarà una soluzione”. Una soluzione arrivata, dopo un percorso di sofferenza e presa di coscienza per Merloni in cui anche la fede è stata motore per la sua rinascita.
Un viaggio per conoscere, vivere e rimarginare ferite
“Oggi lavoro come muratore – dice Samuele – perché anche il lavoro fisico aiuta a mantenere il contatto con le emozioni. A Terni continuo a frequentare un gruppo di mutuo aiuto in cui svolgo regolarmente servizio a supporto di persone tossicodipendenti. È un lavoro utile per me che sono un tossicodipendente in recupero, perché mi ricorda da dove sono venuto, ma soprattutto conoscendo la dipendenza riesco a capire come quelle sostanze riescono a trasformare le persone e a trascinarle in un mondo fatto di menzogna e individualismo”.
“Mi auguro che questo libro – scrive Samuele in ultima di copertina – scritto interamente durante il mio navigare nel fango senza remi e direzione, possa essere ora un viaggio per conoscere, vivere e rimarginare insieme le ferite che sono spesso all’origine del disagio e del dolore interiore di chi si aggrappa a qualsiasi cosa pur di nascondere il proprio mal di vivere”. “Over” è edito dalla Casa Editrice Serena.
newsletter 21 – giugno 2024
