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Quaranta storie maglianesi, è uscito il volume 2 di “Com’erimio”

I ricordi di Alfredo Graziani sotto forma di personaggi e vicende che raccontano lo spirito profondo della Magliano che non c’è più unendo realtà e immaginazione. Intervista all’autore

Le storie di maglianesi raccontate da Alfredo Graziani sono arrivate al secondo volume. Quaranta racconti che commuovono, fanno sorridere, danno a riflettere. Questo è “Com’erimio”, secondo volume di quella che si preannuncia come una serie, iniziata con successo nell’agosto 2020.

Non è quello praticato da Alfredo – che nella vita abbina a questa scrittura anche quella teatrale e talora la poesia – un ‘genere letterario’ facilmente classificabile. La realtà talora è solo uno spunto, altre volte è molto vivida, come i ricordi. Ricordi che fanno da filo conduttore e spiegano in alcuni casi la trasfigurazione che subiscono le vicende. Il libro uscito a dicembre è in vendita in edicole e librerie e l’incasso è devoluto alla Caritas.

Come nasce l’idea di “Com’erimio”?

“Nasce dal piacere di scrivere” risponde Alfredo Graziani. “Amo cercare vicende e personaggi che poi racconto pubblicandoli online. Sono state le persone che le hanno lette a suggerirmi di raccoglierle in un libro”.

Lettori che temono magari che la rete faccia perdere storie e sono invece convinti che la carta le salvi. Ma dove cerchi queste storie?

“Alcune sono frutto della mia memoria, quando si tratta di personaggi che ho conosciuto. Alle informazioni che ricordo aggiungo poi quelle che chiedo ai figli o agli eredi dei protagonisti. Sempre che gli faccia piacere. Ad esempio, non sempre ero a conoscenza di quale lavoro facessero prima che io li incontrassi. Quindi aggiungo un po’ di quello che ricorda la memoria collettiva: episodi, aneddoti, racconti. Altre storie maglianesi prendono invece ispirazione da altri scritti: ce n’è una che mi è venuta in mente dopo aver letto una poesia in dialetto di Benito Fratini sulle bande di Magliano”.

Quanta “storia” e quanta “fantasia” c’è nei tuoi racconti?

“Ecco, ci sono alcuni racconti che prendono spunto da personaggi reali dei quali si sa poco o niente e che sono frutto di immaginazione. Prendiamo Scipione Crescenzi, probabilmente un ‘accumulatore seriale’ di oggetti (un disturbo patologico, ndr) che però mi ha fatto immaginare che lo facesse per ‘riparare i ricordi’. Una storia inventata, sì, ma con uno spunto reale. Altri racconti, invece, sono completamente immaginari, con l’attenzione però di contestualizzarli quanto più possibile in una Magliano reale. Lo sono al punto che ci sono persone alle quali è parso di ricordare vicende e personaggi come se fossero veramente esistiti, nonostante fossero del tutto di fantasia”.

Alfredo Graziani alle Elementari

Hai affiancato nel volume personaggi memorabili ed episodi memorabili della tua vita. Per quale ragione non hai scelto di scrivere solo una tua autobiografia?

“Mi piace fissare alcuni momenti ‘storici’ di Magliano. Se fossi stato autobiografico, ad esempio, non avrei avuto modo di raccontare un personaggio di un’altra epoca. Allo stesso modo, quando non avevo elementi per descrivere vicende altrimenti impossibili da raccontare, passare al mio punto di vista soggettivo mi ha consentito di farlo. Il mio sguardo, però, non è di nostalgia, un sentimento che possiamo assecondare rifugiandoci nei ricordi di un mondo che non esiste più o ignorare, infischiandocene del passato. Sono convinto, come ho scritto nella quarta di copertina, che esista un altro approccio. E cioè che convenga accettare la nostalgia, perché i ricordi possono servire d’appiglio per il presente e per il futuro. Il mondo è davvero cambiato in fretta negli ultimi anni e tra generazioni una volta c’era maggiore continuità. Oggi si percepisce un taglio netto”.

C’è un personaggio che hai nel cuore, al quale sei particolarmente affezionato?

“Adalgisa Pandolfi. Era una donna bellissima, realmente esistita. È sepolta al cimitero, all’inizio dell’ala vecchia. Non la si può non notare: Alberto Pagliani, grazie al quale l’ho notata, le mette spesso un fiore per tenerezza e perché ‘è tanto bella’. Su di lei ho avuto notizie a mezza bocca e poi dai documenti d’archivio ho scoperto che era nata a Magliano. Infine, quando ho saputo che aveva sfilato, ho costruito la storia che si legge nel libro.

Un altro personaggio che mi è caro è Edoardo Magnabosco, da Napoli, con il vizio di bere, la violenza, la moglie che sembrava un’attrice. La sua storia nasce anche da una foto, che ho trovato per caso su internet, di un uomo che si chiude in sé, mettendo la giacca sopra la testa. Me li porto entrambi appresso – Adalgisa e Magnabosco – tanto da immaginarmeli talvolta comparire in qualche angolo di Magliano durante le mie passeggiate”.