Nel 2030, se continua così, i terreni di Magliano potrebbero restare abbandonati in preda agli animali selvatici. Richieste innovazioni che le piccole e medie aziende maglianesi non riescono a mettere in campo
La siccità colpisce duro anche a Magliano. Il caldo – che da maggio ad oggi è arrivato a toccare i 40° – e la mancanza di piogge stanno provocando ingenti danni alle coltivazioni. Il quadro non è dei più rosei.
L’agricoltura maglianese è fatta di piccole e medie aziende, a conduzione familiare. Neanche la manodopera è facilmente reperibile, sia straniera che italiana, e coltivare la terra, avere un allevamento, comincia a richiedere costi proibitivi.
I foraggi registrano una diminuzione della produzione pari al 50%, a maggio gli agricoltori hanno smesso di falciare l’erba perché inutilizzabile. I viticoltori lamentano il dimezzamento della produzione e poca qualità delle uve, che presenteranno molto zucchero ma poco mosto. Per non parlare dell’olio. Gli ulivi hanno perso presto i fiori per l’arsura e si profila una pessima stagione. Vale lo stesso per gli alberi da frutto e gli ortaggi. Resistono i cereali, il grano sta mantenendo la produzione, le aree collinari maglianesi, rispetto alla pianura, hanno trattenuto la poca acqua a disposizione e hanno fruttificato. È il quadro che si ricava parlando con Enzo Nesta, titolare di una delle principali aziende agricole maglianesi e storico esponente di Coldiretti.
Serve gasolio per pompare acqua e costa carissimo
Lo stesso scenario viene confermato anche da un altro agricoltore e allevatore maglianese, Paolo Speranza, che sottolinea come il mais oltre alla calura patisca soprattutto il caro gasolio. “La mancanza di piogge rende necessario che l’acqua vada pompata sui terreni coltivati. E gli irrigatori consumano fino a 12 litri di gasolio all’ora”, spiega Speranza. “E, considerando che le pompe sono accese per almeno 24 ore, a 1.54 euro a litro, il costo da sostenere per il gasolio necessario a produrre mais sale alle stelle”.

Aumenti iniziati lo scorso anno, prima della guerra
“A proposito del caro gasolio – dicono gli agricoltori maglianesi – non si può invocare la guerra come causa dei rincari, perché tutto è iniziato dallo scorso anno. In contemporanea sono aumentati mangimi, sementi, concimi. I prezzi dei pezzi di ricambio delle macchine agricole sono triplicati“. Le lettura che ne danno è politica: secondo loro l’agricoltura deve sopportare la presenza di quattro o cinque multinazionali che dettano regole e prezzi. “La speculazione prolifera nel silenzio della politica e delle organizzazioni di categoria”, si lamentano i contadini.
“Non siamo pronti per un’agricoltura di precisione”
Anche gli allevamenti sono in sofferenza. Una mucca produce attualmente fino al 30% in meno rispetto allo scorso anno. Nonostante siano aiutati con il cibo e con la ventilazione delle stalle, gli animali soffrono la carenza d’acqua. Una mucca beve fino a 200 litri d’acqua al giorno. La politica ha proposto alcune soluzioni: stoccaggio dell’acqua piovana in piccoli invasi, rinnovare ed efficientare le reti idriche, usare le acque reflue, progettare infrastrutture irrigue, distribuire indennizzi, e agli agricoltori si chiede di creare stazioni meteo, inserire sensori di umidità nel terreno al fine gestire l’irrigazione con intelligenza. Ma a Magliano gli imprenditori dicono di non essere pronti a questa “agricoltura di precisione”. Purtroppo presuppone dei costi che solo le grandi aziende possono affrontare. E di fondo resta un fatto: manca la pioggia.

Granturco danneggiato dagli animali selvatici
“L’agricoltura maglianese è fatta di piccole e medie aziende, a conduzione familiare. Neanche la manodopera è facilmente reperibile, sia straniera che italiana, e coltivare la terra, avere un allevamento, comincia a richiedere costi proibitivi, anche per rispettare tutte le normative”, continuano Nesta e Speranza. “Nel 2030 la campagna maglianese potrebbe rimanere incolta, con proliferazione degli animali selvatici, tra cui cinghiali, istrici, tassi e castori che già oggi ai ‘Piani‘ spezzano i gambi del granoturco e rosicchiano tutta la vegetazione, riducendo la produzione”.
Chiesti sostegni solo a chi produce e alleva
“L’attuale situazione climatica, l’assenza di una politica adeguata, gli aiuti e i sostegni vanno dati solo a chi effettivamente produce e alleva, stanno facendo si che l’agricoltura giovanile, le conversioni al biologico, la diversificazione agrituristica e tutte le politiche agricole finora propagandate, si stiano rivelando solo delle illusioni”, concludono gli allevatori.
newsletter 04 – luglio 2022

