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Alessandro Annibaldi: “Perché voglio studiare come muoiono le cellule”

Il ricercatore maglianese vive e lavora al Centro di medicina molecolare di Colonia in Germania. Ma ha trascorso anni a fare ricerca a Losanna e a Londra. La storia di un uomo che fa parte di una famiglia di scienziati

Probabilmente nel Dna delle persone si può trasmettere anche l’attitudine alle passioni, alle professioni o semplicemente alla scienza. È un’osservazione che viene spontanea pensando al maglianese Alessandro Annibaldi, 44 anni, ricercatore scientifico come sua sorella Valeria che, dalla farmacia Surico di Magliano, è arrivata alle frontiere della scienza. Come la sorella, anche Alessandro vive a Colonia, in Germania, ed è Junior group leader al Centro di medicina molecolare (Cmmc) nel quale ha costruito il suo gruppo di ricerca concentrato a comprendere i meccanismi che regolano i diversi tipi di morte cellulare.

Alessandro, perché è importante studiare come muore una cellula?

“Perché se si capisce come muore una cellula, si può cercare di non farla morire per curare, ad esempio malattie degenerative, o si può cercare di farne morire quante più possibile, come nella cura dei tumori. Poi, una cellula può morire in modi diversi, e ognuna di queste modalità ha delle conseguenze diverse, che è importantissimo capire”.

Alessandro Annibaldi

Il tuo è un viaggio cominciato in patria e poi si è sviluppato all’estero.

“La mia carriera è iniziata all’università di Roma la Sapienza, dove mi sono laureato in Scienze Biologiche, indirizzo biologia molecolare. Ho fatto una tesi sperimentale in un laboratorio di immunologia dove ho iniziato, e poi mai più smesso, a lavorare sulla ‘morte cellulare’. Dopo la laurea ho deciso di fare il passo successivo della carriera accademica, cioè il dottorato. Visto che a Roma non c’erano possibilità, un contatto interno all’università mi ha indirizzato verso un programma di dottorato internazionale in Svizzera, a Losanna. Il tutto con la rassicurazione che se avessi passato le selezioni, un laboratorio diretto da una sua collaboratrice mi avrebbe preso. Io ho superato le selezioni ma quel laboratorio non mi ha più chiamato. Primo insuccesso della serie, ma anche prima lezione: contare sempre e solo su se stessi, mai sugli altri”.

Quindi siamo alla prima tappa: la Svizzera.

“Mi ricordo quei tre giorni a Losanna, dove mio padre mi aveva accompagnato, trovammo un tempo apocalittico: nebbia, vento, freddo, e mio padre passava le giornate a guardare fuori dalla finestra della camera d’albergo. Al ritorno, qualcuno in piazza gli chiese: “a Giò, com’era a Svizzera?” e mio padre “A dire il vero, non so nemmancu che ce stava da quell’andra parte de a strada”, tanto era fitta la nebbia.”

E comunque si può dire che sei stato perseverante.

“No, non mi sono arreso, ho fatto da solo. Dopo un mese ho partecipato a un’altra selezione, sempre a Losanna, e ho ottenuto il dottorato, nell’aprile 2007. Ho continuato a lavorare su morte cellulare durante tutto il dottorato, ho conosciuto Nieves, mia moglie, e visto che avevo sviluppato un certo talento per questo lavoro, sono andato a fare un post-dottorato a Londra in un laboratorio famoso a livello mondiale, sempre nella ricerca sulla morte cellulare. Sono stato lì dal 2012 al 2018, e oltre ad avere avuto due figli, Agustin e Lorenzo, le cose sono andate bene anche lavorativamente, tanto che ho deciso di fare il passo successivo, diventare ricercatore, avere un mio laboratorio e decidere la mia linea di ricerca”.

Una veduta di Losanna (Foto di Alin Andersen su Unsplash)

Ti sei messo “in proprio”?

Ho ‘aperto’ il mio laboratorio a Londra alla fine del 2018, ma pochi mesi dopo è capitata l’occasione di trasferirmi alla fine del 2019 in Germania, a Colonia. E a condizioni molto migliori rispetto che nel Regno Unito, dove per una serie di miei insuccessi la situazione a livello lavorativo non era tra quelle ottimali. A Colonia sto cercando di fare l’ultimo passo accademico, diventare professore, per poter fare ricerca a tempo indeterminato. Per arrivare fino a qui ci sono voluti 18 anni, quattro paesi diversi, (quasi) quatro lingue straniere imparate, tanti fallimenti e insuccessi, ma spero finalmente di terminare questo percorso nei prossimi due anni.”

Tua moglie Nieves ha lanciato un bellissimo messaggio d’amore alla comunità maglianese. Quanto ci hai messo di tuo per arrivare a questo?

“Magliano è il posto in cui sono nato e cresciuto, dove sta la mia famiglia e i miei migliori amici, ed è l’unico posto con cui mi identifico veramente, che non mi fa mai dimenticare chi sono e da dove sono partito. Se mai un giorno dovessi tornare in Italia, Magliano è l’unico posto in cui vorrei vivere, l’unico posto per cui tornerei, l’unico posto in cui posso veramente ricaricare le batterie. Un giro di Magliano da solo, una chiacchierata in piazza con gli amici o una passeggiata alle Mura, la pizza del forno a colazione….queste sono le cose che veramente mi mancano e per le quali torno. A parte, ovviamente, che per i miei genitori. 

Nieves Peltzer, scienziata e moglie di Alessandro Annibaldi

Sono estremamente contento che anche mia moglie e i miei figli condividano con me questo sentimento, e sono sempre altrettanto felici ogni volta che torniamo, senza che abbia mai dovuto imporlo (altrimenti l’avrei sicuramente fatto). Per esempio, mi piace molto vedere i miei figli che in estate vanno al centro estivo come qualunque altro bambino maglianese, o che giocano a nascondino insieme agli amici in piazza la sera, o ancora meglio che provano a parlare in dialetto. E come dico a mia moglie, i tramonti estivi che si vedono scendendo o salendo le curve di Magliano non si vedono neanche a Santorini!! Lei parzialmente approva, e sicuramente solo per farmi contento”.

Avendo vissuto in Svizzera, Regno Unito e Germania puoi dire cosa ha di bello e di “brutto” ciascuna di queste nazioni?

“Losanna è stata imbattibile per qualità di vita e comodità, il lago a cinque minuti, le montagne a mezz’ora, la città molto pittoresca, siamo stati molto molto bene. Londra tutto l’opposto, frenetica, stressante, enorme, difficile per far crescere i propri figli, ma incredibilmente multiculturale e con la possibilità di fare tutto, vedere qualunque tipo di spettacolo, a qualunque ora, a qualunque prezzo. Anche a Londra siamo stato benissimo, anche perché raggiunti da due maglianesi: Emanuele, mio amico d’infanzia, e Sara, ma doposette7 anni eravamo arrivati a saturazione. Colonia è una città molto vivibile, sicura, percorribile interamente in bici, perfetta per crescere una famiglia, praticamente una via di mezzo tra Losanna e Londra. Anche se sopportare i tedeschi, a volte, non è affatto facile…”

Il Millenium Bridge a Londra (Foto di Yulia Chinato su Unsplash)

C’è un messaggio che vuoi lanciare ai più giovani?

“Alle giovani generazioni che volessero fare carriera accademica posso dire che andare all’estero non è obbligatorio, ma alcuni paesi offrono indubbiamente risorse più elevate e molte più possibilità per eccellere, che gli insuccessi saranno probabilmente sempre maggiori dei successi (per me almeno è stato così). Ma il lavoro di ricercatore dà un’assoluta libertà intellettuale e, cosa importante, la possibilità di contribuire direttamente o indirettamente a scoperte che possono cambiare la sorte di molte persone. In più, c’è la possibilità di conoscere persone da ogni parte del mondo, vista la natura internazionale della ricerca scientifica, e di visitare ogni angolo del pianeta. È un lavoro in cui determinazione e perseveranza sono per me le cose contano di più. Non mi sono mai considerato di un’intelligenza superiore alla media, ma sicuramente ho sempre avuto una grandissima convinzione e voglia di andare avanti nonostante i fallimenti, che nel mio caso è quello che ha fatto la differenza e mi ha fatto arrivare dove sono ora”.

(nella foto di copertina Alessandro Annibaldi appare al centro della home del sito del Cmmc)

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