Press "Enter" to skip to content

Comunità unite per il “no” al deposito di scorie nucleari di fronte a Magliano

Sarà grande quanto 250 campi di calcio. Tra i candidati i territori di Corchiano, Vignanello e Gallese: tutti nell’area vicina a quella maglianese. Le indagini tecniche si dovrebbero concludere entro il 2027, mentre la costruzione dell’impianto è prevista per il 2029

Il panorama che si gode dalle Mura di Magliano potrebbe presto cambiare, e non in meglio. All’orizzonte, infatti, si affaccia un’ipotesi inquietante: la realizzazione di un deposito nazionale per lo stoccaggio delle scorie nucleari. Un progetto tutt’altro che abbandonato (ne abbiamo già parlato qui e qui) che sembra avvicinarsi a una fase cruciale. La decisione definitiva sulla lista dei siti ritenuti idonei sarebbe imminente, e i comitati contrari stanno intensificando la mobilitazione.

Negli ultimi mesi, il fronte del “no” ha organizzato proteste e incontri informativi per sensibilizzare la popolazione. Due le date principali: il 6 aprile a Vulci e l’11 maggio a Corchiano. Obiettivo: scongiurare quello che viene definito un pericolo gravissimo per la salute, l’ambiente e il futuro economico della zona.

Un particolare della mappa CNAI.

Nella lista provvisoria dei siti idonei stilata da Sogin (la società pubblica incaricata della gestione dei rifiuti radioattivi) nel 2021 figurano 21 aree nella sola provincia di Viterbo, su un totale di 51 in tutta Italia. Un numero significativo, che ha spinto le comunità locali ad allargare il fronte della protesta anche ai territori vicini, come Magliano. Tre dei siti si trovano a ridosso del comune: Corchiano, Vignanello e Gallese.

Un incontro con i maglianesi l’11 aprile

In prima linea nella battaglia si è schierato il Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, una rete che riunisce 13 comuni della Tuscia settentrionale, al confine con l’Umbria. Per questo, l’11 aprile a Palazzo Vannicelli si è svolto un incontro pubblico per ribadire il no alla realizzazione del deposito. All’evento sono intervenuti il sindaco di Magliano Sabina Giulio Falcetta, il sindaco di Gallese Danilo Piersanti, il presidente del Biodistretto Famiano Crucianelli, il geologo Antonio Mancini del Comitato Cittadino Gallese – Rifiuti Radioattivi NO Grazie e l’ingegnere Marco Rossi.

Il nodo centrale è rappresentato dal rischio concreto che oltre 95.000 metri cubi di rifiuti radioattivi vengano stoccati nel cuore della Tuscia. Il deposito, grande quanto 250 campi da calcio, sorgerebbe in una zona a forte vocazione agricola, turistica e culturale. “Un disastro per l’ambiente e per l’economia locale”, denunciano i comitati. “Verrebbe compromesso un modello sostenibile costruito in anni di lavoro”. Dal 2021, i 13 comuni del Biodistretto hanno inviato osservazioni formali contro la proposta di Sogin. Inizialmente i siti ipotizzati nella Tuscia erano 22, poi ridotti a 21, ma la preoccupazione resta altissima.

I tempi stanno stringendo per la realizzazione

I rifiuti destinati al Deposito nazionale provengono dallo smantellamento delle centrali nucleari dismesse dagli anni ’80, ma anche da ospedali, industrie e centri di ricerca. Il progetto prevede due aree distinte: una per lo smaltimento dei rifiuti a bassa attività (comunque pericolosi), e l’altra per lo stoccaggio temporaneo di quelli ad alta attività, decisamente più pericolosi. Accanto al deposito sorgerà anche un Parco Tecnologico per la ricerca scientifica.

Dopo la pubblicazione della proposta di Carta nazionale dei siti idonei nel 2021, si è aperta una fase di consultazione pubblica. Attualmente è in corso la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), passo fondamentale per l’aggiornamento dell’elenco. Il percorso prevede che i comuni possano avanzare eventuali autocandidature entro il 2026. Le indagini tecniche si dovrebbero concludere entro il 2027, mentre la costruzione dell’impianto è prevista per il 2029.

(Immagine di copertina tratta da depositonazionale it)

Incontri newsletter 29 – aprile 2025