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Un crooner colpevole: libro sulla vita e sul genio di Nicola Arigliano

Ricorre quest’anno il centenario della nascita del cantante, attore e volto della pubblicità che dal 1968 ha vissuto a Magliano Sabina. Un artista per certi versi imprevedibile che ha segnato la storia della musica italiana

Oooh ooooh oooooh, pronto chi parla?” Avevo telefonato per raccogliere due battute di un’intervista. Dall’altro capo del telefono, nella sua casa di Berardelli, Nicola Arigliano mi aveva risposto così, gorgheggiando. È il primo ricordo che mi viene di quelli che potevano essere interpretati come segni di una originale bizzarria e, allo stesso tempo, di un simpatico talento. Cantante, attore, volto indimenticabile – per una generazione – della pubblicità, era dal 1968 che si era trasferito a Magliano Sabina. Originario di Squinzano in Puglia, un talento straordinario nel jazz – tanto da portarlo pure negli Stati Uniti – capace di registrare 45 singoli in tre anni (tra il 1958 e il 1960) e di repentini cambi di vita.

Arigliano è stato per decenni una presenza discreta e cordiale della vita maglianese. Lontano dal mondo, forse, ma allo tempo stesso immerso in esso, fu nel 1983 che tornò sulle scene – a Milano – per inaugurare una strepitosa seconda stagione della sua vita artistica. Nel 2005, a 82 anni, tornò a Sanremo con Colpevole aggiudicandosi il premio della critica intitolato a una cantante che – per un caso della storia – tanto ha frequentato Magliano: Mia Martini.

Mezzo secolo di jazz, musica e spettacolo

A inizio maggio è uscito, nel centenario della nascita, il libro Nicola Arigliano: un crooner colpevole (Tempesta Editore), libro curato dal “suo” batterista, Giampaolo Ascolese, insieme a Bruno Alvaro e Simone Corami. La prefazione è firmata dal critico musicale Dario Salvatori, la revisione dalla scrittrice Elena Bibolotti. Il sottotitolo “Mezzo secolo di jazz, musica e spettacolo” appare come la sintesi di quella che non è – come ci si aspetterebbe – una biografia tradizionale. Né poteva essere altrimenti, anche per la ricchezza di sfaccettature dell’artista e dell’uomo.

Da Pasquale alla diserzione, fino alle band americane

Ci sono certo le note biografiche, i suoi esordi – con lo pseudonimo auto-affibbiatosi di “Pasquale” (che usò per un periodo anche negli autografi) – il lavoro come garzone di sartoria e il trasferimento a Merano, dove approccia al jazz. C’è anche la sua scelta di disertare, di darsi alla fuga sull’Appennino tra pastori e montanari, vivendo da “fuorilegge”. Finita la Seconda guerra mondiale parte con la sua band per Tripoli, dove ascolta le prime orchestre americane, frequenta i musicisti statunitensi e incontra il trombonista Marshall Brown, che diventa amico e tanto conterà per la formazione di Arigliano.

Un libro ricco di sfaccettature, come Arigliano

Il volume restituisce anche il clima della cultura musicale degli anni del Dopoguerra, la vita dell’artista e la sua seconda giovinezza musicale – collocata tra il 1984 e il 2006 – che ebbe inizio con la Festa nazionale dell’Unità del 1984. E fu sempre a una Festa dell’Unità, per chissà quale strana coincidenza, che nel 1989 si esibì per la prima volta nella “sua” Magliano. Nicola Arigliano: un crooner colpevole non solo racconta dei cambi di formazione, dei premi, di Sanremo, ma soprattutto restituisce con una quantità impressionante di contributi sui tanti punti di vista su Arigliano, con firme del mondo musicale e dello spettacolo. Dalla giornata tipo di lavoro con il cantante – per dirne una – ai tanti racconti che si leggono nella sezione “Nicola, merci beaucoup”. Completa il saggio un’ampia discografia a cura di Alfonso Renna e Bruno Alvaro.

Pasqua’, salutame a soreta.  

Nicola Arigliano

Arigliano è scomparso il 31 marzo 2010 a Calimera, in provincia di Lecce, dopo aver lasciato Magliano da alcuni anni. Mi piace immaginare che si sia congedato dai maglianesi come accadde una volta in occasione di una cena di beneficenza al Ristorante degli Angeli. Si era probabilmente annoiato della compagnia, si avvicinò a ciascuno dei commensali sussurrando all’orecchio qualcosa, magari a tutti la stessa frase che disse a me: “Mi sono stancato, vado a casa, ma adesso dirò a tutti che ho un impegno di lavoro. Non è vero: ma non ci badi”.  E puntualmente, subito dopo, con tono alto e stentoreo annunciò: “Mi spiace, vi lascio: devo andare a provare!”. Non credo che lo abbia detto, ma mi piace immaginare che se ne sia andato pronunciando il suo consueto: “Pasqua’, salutame a soreta”.  

(Questo articolo è stato scritto ascoltando in sottofondo il repertorio di Nicola Arigliano)

newsletter 12 – maggio 2023