Claudia Bonamici, terapista psico-educazionale: “I bambini puniti fisicamente rinforzano l’idea che i problemi e conflitti si risolvano con la violenza”. Occorre comprendere insieme il motivo sottostante gli errori

Educare le nuove generazioni è sempre più difficile e quindi c’è un interrogativo che spesso ricorre e che a Magliano ha sollevato una discussione dopo un post del Comune (vedi qui e qui). I “sonori schiaffoni” servono per educare i figli sì o no? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Claudia Bonamici, terapista psico-educazionale dell’età evolutiva, formata in Neuropsicologia dell’età evolutiva, ADHD e DSA all’Università Lumsa di Roma e all’Ospedale Bambino Gesù di Roma.
“L’effetto immediato di questo tipo di punizione è che la maggior parte dei bambini, dopo essere stati schiaffeggiati, interrompe il comportamento sbagliato e aderisce alle richieste dei genitori, ma senza interiorizzare la regola educativa. Diversi studi evidenziano che la punizione fisica sui bambini, anche se saltuaria o lieve, non ha conseguenze positive, perché i bambini puniti fisicamente rinforzano l’idea che i problemi e conflitti si risolvano con la violenza”.
E allora cosa fare?
“Diciamo che i genitori devono prendere coscienza che sono una figura di riferimento per i figli e ricorrere a comportamenti violenti, o più o meno tali, potrebbe anche provocare un comportamento emulativo e quindi non dare l’esatta percezione dell’inopportunità della violenza stessa. Se il bambino o il ragazzo commette uno sbaglio è necessario comprendere insieme a lui il motivo sottostante e individuare delle possibili soluzioni alternative, il linguaggio e l’atteggiamento del genitore, aiutano il ragazzo a sviluppare le sue capacità empatiche”.
Quindi la parola d’ordine è empatia?
“Esattamente. Io amo dire che i figli sono dei genitori fino a 11-12 anni, poi sono della società. Pensiamo, ad esempio, a quanto può essere limitata l’efficacia di un messaggio genitoriale che invita il figlio a studiare per passare il compito in classe, ma poi quest’ultimo può vedere come un compagno di classe meno preparato può prendere un voto più alto copiando dagli altri. Di conseguenza il ragazzo proverà frustrazione e rabbia. La verità è che la vita è un continuo conflitto ed è importante trasmettere il messaggio che questo non può essere risolto con la violenza. Se il ragazzo grida perde il controllo insultando o facendo del male, dovremmo aiutarlo a parlare della sua rabbia senza condannarla: l’emozione ha sempre un valore e un significato. Non va negata l’emozione, ma va mediato il comportamento”.
Quindi non è un luogo comune dire che “fare il genitore non è facile”.
“Assolutamente, di sicuro ai ragazzi vanno date delle regole semplici e chiare, utili a insegnare ai propri figli la capacità di tollerare la frustrazione e di darsi dei limiti. Ovviamente lo sbaglio fa parte della crescita, ma se modalità comportamentali persistono bisogna considerare altri elementi. A volte dietro un comportamento problematico c’è un disagio emotivo, altre volte il problema sta nella mancata coerenza delle regole a cui i genitori stessi non sempre aderiscono”.
Claudia, tempo fa abbiamo parlato di te per descrivere delle belle iniziative che organizzi sul territorio per ragazzi più fragili, continui ancora?
“Certamente, sono ancora attivi i progetti sull’agricoltura sociale e sullo sport. Mi diverto molto in questo e i ragazzi si divertono più di me. La soddisfazione più grande è quella di vederli integrati nel tessuto sociale maglianese: in particolare voglio ringraziare le varie associazioni come Proloco, festa dello sport e Giostra del Gonfalone che coinvolgono sempre i ragazzi nella partecipazione e realizzazione di eventi locali come feste o rappresentazioni”.
Incontri newsletter 30 – maggio 2025
