Sarebbe ideale per un piccolo hotel o per una mini struttura sanitaria. Diversi interessati, ma ancora nessun progetto concreto. Svanita pure l’ipotesi di usare i fondi del Pnrr
Un pezzo di storia di Magliano è finito in vendita, ma per ora nessuno ha concluso l’acquisto. Sono passati quasi 20 anni da quando, il mattino del 26 agosto 2002, l’ultima monaca clarissa lasciò il Monastero di Santa Croce. Da allora il grande immobile di piazza Principessa di Piemonte, attaccato ai resti dell’antica porta di ingresso della città, è rimasto disabitato e, con il passare del tempo, mostra sempre più i segni del tempo.
Sul mercato da poco prima dell’inizio della pandemia
Da poco prima che scoppiasse la pandemia la Diocesi Sabina ha poi deciso di vendere l’immobile nel quale le suore hanno vissuto – isolate ma coccolate dai maglianesi – dal 1961 fino al 2002. L’incarico di trovare un acquirente è stato dato all’agenzia Tecnocasa di Magliano, gestita dai fratelli Marco e Alessio Stentella. La richiesta al momento è di 400 mila euro, non tantissimo: il prezzo di una villa. Ma, nonostante gli annunci pubblicati sui maggiori portali del mercato immobiliare, finora nessuno è stato disposto a firmare il contratto di acquisto.

Sarebbe l’ideale per un piccolo albergo o una mini-clinica
“Ci sono state alcune persone interessate, tuttavia nessuno, alla fine, è andato oltre”, riferisce Marco Stentella. Ma cosa ci si può fare nell’immobile? “Per l’ampia metratura e la presenza di un giardino interno può essere adibito a struttura multifunzionale: ricettiva o di tipo assistenziale”. Insomma, un piccolo albergo, una casa di riposo o una struttura sanitaria di piccole dimensioni.
“Per l’ampia metratura e la presenza di un giardino interno può essere adibito a struttura multifunzionale: ricettiva o di tipo assistenziale”.
Marco Stentella
Infatti, una volta adeguato, l’ex monastero potrebbe assicurare circa una trentina di posti, per esempio, per una struttura assistenziale. Ciò che sembra frenare possibili investitori è il fatto che l’edificio – visto che è sostanzialmente disabitato da 20 anni – richiede diversi lavori di ristrutturazione e adeguamento alle nuove norme. Considerato l’investimento per le mura, non si tratta di uno scherzo.

Ipotesi di riconversione vecchie di quasi 20 anni
Già nel 2002, quando le Clarisse lasciarono gradualmente il monastero ci si interrogava su una possibile riconversione dell’immobile. Sul numero di Incontri di settembre di quell’anno, ad esempio, si avanzavano le idee: da una casa albergo per anziani fino all’arrivo di un altro ordine religioso. Nulla di tutto ciò è avvenuto in questi anni.
Un grande edificio: 1200 metri quadrati su tre piani
La struttura è imponente: 1.200 metri quadrati, su tre piani. C’è una scala interna e anche un ascensore. Al piano terra si trovano l’ingresso, la cucina, un disimpegno, un locale pluriuso, un ripostiglio, una grande lavanderia e tre bagni. Inoltre, c’è la cappella. Per accedervi si entra anche dalla porta sotto l’arco di Santa Croce, che – come precisa l’annuncio di Tecnocasa – è stata recentemente ristrutturata con muri di pietra a faccia vista e archi in mattoni.
Un giardino di 1500 metri quadrati e sei garage
Sempre al piano terra si trova l’ex appartamento del sacrestano, composto da salone, camera, bagno e apertura sul giardino. Al primo piano è presente un’altra cucina, quattro sale ampie, sei camere, cinque bagni e dispensa. Al secondo piano 19 camere e quattro bagni. La proprietà comprende anche un giardino di 1.500 metri quadrati che si affaccia sulle colline circostanti. Completano la proprietà 80 metri quadrati di magazzini e sei garage.

Magliano e le monache rinchiuse, un legame profondo durato 732 anni
Quando il Comune ci immaginava una Rsa
Ma allora perché è tutto fermo a 20 anni fa? In verità qualche approccio di riutilizzo dell’immobile tramite una joint venture con il pubblico c’è stato. Nei primi anni duemila quando il Comune cercava un immobile per poter progettare una Rsa – c’era un finanziamento regionale – si era presa in esame anche l’ipotesi di utilizzare l’ex Monastero, ma l’idea fu accantonata subito perché difficilmente realizzabile a livello tecnico.
Progetti di investimento accantonati, anche con il Pnrr
Più tardi alcuni imprenditori privati avevano visionato la struttura per realizzarci una casa di riposo trasferendoci quella comunale che era attiva nei locali dell’ospedale vecchio che sono di fronte. Di recente qualche ente ha ipotizzato anche un’operazione con i fondi del Pnrr, ma ancora una volta non se n’è fatto nulla. In Comune se si chiede se c’è stato un recente interessamento le bocche sono cucite. L’impressione è che la palla ce l’abbia la Diocesi che per ora vuole continuare a cercare un acquirente. E sul futuro di Santa Croce l’interrogativo resta aperto.
newsletter 02 – maggio 2022

