
Tra tutte le industrie che hanno grande bisogno di energie e certezze, al confine di Magliano e con aziende che danno lavoro a maglianesi, ci sono le ceramiche di Civita Castellana. “Per quanto riguarda l’aumento del gas noi, e come noi molte altre aziende, abbiamo concluso contratti per tre anni un prezzo comunque superiore di circa tre volte e mezzo quello che pagavamo nel 2021”, racconta Stefania Palamides, general manager della Ceramica Tecla, presidente della Sezione Ceramica di Unindustria ed ex presidente Unindustria Viterbo.
“Le conseguenze? Vanno dall’aumento di prezzo nei confronti dei nostri clienti e conseguente perdita di competitività, fino al ricorso alla cassa integrazione per alcune aziende che non sono in grado di continuare a produrre con tali costi. Ulteriori aumenti avrebbero effetti molto gravi”.
La guerra sul fronte industriale si fa sentire anche per l’approvvigionamento delle materie prime degli impasti: argilla, chamotte, quarzo e caolino. Infatti dai porti di Mariupol e Odessa partivano carichi di argille e caolino pregiati destinati al mercato italiano. Ora non più. E seppur non tutti usavano quei materiali, la loro scarsità sul mercato ha provocato un ulteriore incremento dei prezzi da parte dei fornitori.
Poi ci sono i mercati russo e ucraino che si sono chiusi e molte aziende del distretto di Civita Castellana hanno perso una fetta di mercato. “È un momento molto difficile e non si capisce se finirà qui o se ci sarà un’ulteriore escalation. È dunque complicato difficile fare previsioni sulla stabilità. Se la situazione resta come oggi si dovrebbe riuscire a resistere” dice Palamides.
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newsletter 01 – aprile 2022

