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Il consiglio comunale andrà in streaming: in studio regolamento

Le riprese saranno sottoposte ad autorizzazione del presidente. Una norma però rischia di mettere a rischio la libertà dei giornalisti che seguiranno i lavori a Palazzo Vannicelli

Presto si potrebbero accendere le telecamere in consiglio comunale. Ma prima è necessario che l’amministrazione comunale dia le regole. E questa sembra la volta buona dopo quasi 20 anni di discussioni: per la prima volta se ne parlò tra il 2007 e il 2008, all’epoca della moda dei blog.

Commissione Statuto: bozza di regolamento

La commissione statuto – costituita da Emanuele Magnifica, Laura Seren e Giovanni Montini – ha avviato la discussione di una bozza di regolamento destinata a disciplinare le riprese audiovisive, le videoconferenze da remoto, la pubblicazione e la trasmissione delle sedute del consiglio comunale e delle commissioni.

Se le norme saranno approvate, la novità non sarebbe di poco conto: nemmeno durante l’emergenza Covid è stata varata la trasmissione in streaming delle sedute. La bozza che circola da qualche settimana, frutto di un contributo di tutte le componenti del consiglio, ha accolto gran parte delle proposte della minoranza.

Norme per favorire la partecipazione

Il documento in discussione – una decina di pagine per un totale di 12 articoli – mira a disciplinare le riprese e la trasmissione delle sedute sul sito del comune o da parte di soggetti autorizzati. Lo scopo è quello di “favorire la partecipazione dei cittadini”.

Autorizzazioni e privacy nelle riprese

L’autorizzazione alle riprese dovrà essere data dal presidente del consiglio, che potrà concederla anche a pochi minuti dall’inizio o durante i lavori. L’eventuale rifiuto, motivato in base a criteri oggettivi, dovrà essere espresso dopo aver sentito la conferenza dei capigruppo. La bozza prevede anche circostanze particolari, legate alla privacy, per le quali si potranno impedire eccezionalmente le riprese.

Gli stessi consiglieri, se autorizzati, potranno riprendere i lavori. È quindi ipotizzabile che qualcuno dia vita a dirette social. In sala saranno affissi cartelli che avvisano il pubblico dell’eventualità di essere inquadrati. Il presidente, all’inizio della seduta, dovrà chiarire se ci saranno videoriprese.


“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Costituzione italiana, articolo 21

Uso responsabile dei filmati: rischio censura

I filmati registrati durante il consiglio comunale non potranno essere commercializzati e dovranno essere utilizzati in modo responsabile. Tuttavia, la bozza impone che la trasmissione sia “rispettosa dei principi di completezza informativa, imparzialità, obiettività e trasparenza”, evitando manipolazioni che alterino l’essenza delle opinioni espresse.

L’intento è apprezzabile, ma chi stabilirà che un contenuto è obiettivo o imparziale? Chi violasse questi principi “verrà invitato a correggere le modalità di ripresa” e, in caso di recidiva, potrà perdere il diritto di effettuare videoriprese. Una norma che potrebbe limitare i giornalisti nella loro autonomia professionale, se non andando a cozzare contro l’articolo 21 della Costituzione: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

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