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Un matrimonio come in un romanzo: storia di una coppia normale

I racconti di Peppe e Clarice rivelano una dimensione di esistenza che forse non c’è più. Vicende di persone “non illustri”, ma stimatissime a Magliano, tra amore, sacrifici, pazienza. E traslochi

Il 25 aprile 2025 Giuseppe Morelli e Clarice Vivadio hanno festeggiato 60 anni di matrimonio con figli e parenti. Sessanta anni di amore, collaborazione, sacrificio e pazienza. E traslochi. La loro è una storia di famiglia, che ci racconta una dimensione di vita che forse non esiste più. Storia di persone “non illustri”, per citare il titolo di una celebre raccolta di racconti di Giuseppe Pontiggia, ma persone straordinarie, stimatissime e amate a Magliano Sabina.

Le davo ripetizioni di latino. Se non veniva a lezione, mi informavo subito sul perché. D’altronde, la mia famiglia abitava di fronte a Villa Mariotti, e da lassù la potevo tenere d’occhio. Quando poi, timidamente, mi sono dichiarato, l’ho fatto in una capanna che si trovava dentro il giardino. Non sapevo che dietro il muro di cannucce la madre ascoltasse quel che dicevo!

“Io e Clarice ci siamo sposati il 25 aprile 1965, la prima domenica utile dopo Pasqua, un tempo ci si sposava dopo la Quaresima. Siamo arrivati a San Liberato attraversando Magliano a piedi, seguiti da parenti e amici. Il pranzo di nozze è stato fatto a Villa Mariotti, distribuiti nei vari piani e lungo i corridoi. Eravamo 250, di cui 200 solo di Clarice!” racconta divertito Giuseppe Morelli, nato a Paternopoli, provincia di Avellino nel 1937.

“Nel 1941, papà Michele Morelli decise di fermarsi a vivere a Magliano. Era di Costacciaro, in provincia di Perugia, faceva l’esattore delle bollette dell’Enel e girava l’Italia per lavoro. Lungo la strada conobbe Carmela Todino che gli diede Filiberto, Amalia, Vittorio, oltre a me”.

Clarice Vivadio e Giuseppe Morelli nel giardino di Villa Mariotti

“Da ragazzino ho sempre giocato a calcio, facevo il chierichetto con don Guido Trombetta e a scuola sono stato sempre bravo. Grazie alla maestra Lia e ad alcune famiglie, sono entrato in seminario a Magliano fino al V ginnasio. D’estate andavamo al seminario di Santa Maria Maddalena. Fino alla terza liceo sono stato in collegio ad Anagni, ero il Prefetto dei Collegiali, ma poi, data la rigidità dell’ambiente, lasciai il seminario e studiai la terza liceo da privatista con esame finale in cui solo in due su 38 fummo promossi. Ho preso la maturità classica al Liceo Augusto di Roma, sulla Tuscolana” racconta Peppe.

L’amore a Magliano al tempo degli anni ’60

“Come tante ragazzine del tempo – racconta Clarice – aiutavo i miei genitori nel negozio di fiori di via Cavour, assieme a mamma Maude Toni e a papà Primiero Vivadio, meglio conosciuto come Piccinino. Era falegname e fattore del Conte Solimani Mariotti, nella cui villa a Via Roma abitavamo. Nel ‘60, in terza media, avendo bisogno di un aiuto in latino, la mia famiglia chiese a Peppe di darmi ripetizioni, come già faceva con Sandro, mio fratello”.

Clarice Vivadio e Giuseppe Morelli il giorno delle nozze, il 25 aprile 1965

“Le davo ripetizioni assieme a Renzo Sbicca. Se non veniva a lezione, mi informavo subito sul perché” ride Peppe. “D’altronde, la mia famiglia abitava da Capparuccini, di fronte a Villa Mariotti, e da lassù la potevo tenere d’occhio. Quando poi, timidamente, mi sono dichiarato a Clarice, l’ho fatto in una capanna che si trovava dentro il giardino di Villa Mariotti. Non sapevo che dietro il muro di cannucce la madre Maude ascoltasse quel che dicevo!”.

“Avevamo il permesso di passeggiare per Magliano, di andare al cinema ma con al seguito la mia cuginetta Daniela Toni, che, incorruttibile, si metteva in mezzo a me e Peppe e riportava tutto a ‘zia Maude’!” ricorda Clarice. “Mi piaceva ascoltare Perry Como e andare alle feste da ballo organizzate in Comune con i nostri amici Otello Ricci, Guido Minestrella, Gabriella Mandosi, Maria Poeta, Maria Pia Calabrini, Aldo De Angelis, il ‘Molleggiato’ maglianese, Pietro Urbanetti, Giovanni Bertini, Miro Nesta, Ugo Bellucci, Guido Poeta, Memmo Alfieri e Daddo Marini”. Clarice – assieme ad altri appassionati filodrammatici – a Magliano ha fatto anche l’attrice, sia in opere popolari a metà anni ’50 che in opere teatrali di autori difficili e provocatori, per i primi anni 60, come quelle di Arthur Miller.

Clarice Vivadio in uno spettacolo teatrale del 1956

“Nel 1963, dopo aver fatto il militare, ho iniziato a lavorare a Roma per la Di Penta Costruzioni, la quale ha costruito tra ponti, dighe e acquedotti, anche lo svincolo autostradale di Magliano. La società decise poi di mandarmi in Sardegna, inizialmente a Orosei. Dopo il matrimonio, Clarice e mia figlia Isabella – appena nata – mi hanno raggiunto e abbiamo iniziamo l’avventura sarda in un’isola bellissima dove abbiamo trovato un’altra famiglia e tanti amici con i quali siamo ancora in contatto. Ci si siamo spostati poi a Borgoli e infine a Nuoro, dove è nato Marco, il nostro secondo figlio. Con una Fiat 500 abbiamo iniziato ad andare e a tornare da Magliano: con il traghetto e per le strade sarde” ricorda Peppe.

“Vivere in Sardegna senza genitori e con i figli piccoli non mi ha spaventato” confessa Clarice. “Ho lavorato per la Conbipel: vendevo i capi porta a porta. Vendevo talmente tanto che la ditta mi premiò con un auto per andare al lavoro”. “Nel 1983 vengo trasferito a Massafra, in Puglia, come responsabile amministrativo” ricorda Peppe. “E scopro che le paghe sono più sostanziose nel continente che in Sardegna. Pretesi così un aumento di stipendio dalla ditta. La famiglia nel frattempo è cresciuta, sono nate Paola e Michela, tanto che Vito del bar Roma, ogni volta che vedeva tornare Clarice incinta, la apostrofava: “Bella isolana, t’ha rimesso incinta!”.

Una vita di traslochi per una famiglia numerosa

Per cercare di far avvicinare il padre a Roma, la famiglia rimane un annetto a Magliano, ma il desiderio di stare con il papà era tanta, e, quindi, Clarice rifece i bagagli e portò tutti a vivere in Puglia. “Con la Fiat 128 facevamo lunghi viaggi dalla Puglia a Magliano, perfino in sette persone a bordo, tra noi figli e zia Marianna, la sorella di nonno Michele” racconta Michela, una delle figlie.

“Mamma comprava pacchi di patatine giganti e cantavamo lungo la strada”. “Una volta ci rubarono la macchina con dentro 200.000 mila lire di spesa. Per fortuna la ritrovammo in campagna. Vuota. Le famiglie di Massafra con cui facemmo amicizia – erano famiglie molto numerose, con almeno tre o quattro figli – ci prendevano in giro. In Sardegna non sarebbe mai capitato: potevi lasciare l’auto aperta” racconta la sorella Paola.

Vito del bar Roma, ogni volta che vedeva tornare Clarice incinta, la apostrofava: “Bella isolana, t’ha rimesso incinta!”

Nel 1987 la ditta spostò Giuseppe, ancora una volta, come responsabile dei cantieri periferici, a Roma. E così – per l’ennesima volta – la famiglia Morelli trasloca. Stavolta nella Capitale, dopo aver trovato una casa adeguata alle esigenze di Clarice. “Casa mia deve essere grande, accogliente e comoda” dice lei. E infatti affittarono due appartamenti attaccati. In seguito, la coppia decise di comprare casa a Magliano e tutta la famiglia tornò nella cittadina. Al capofamiglia l’onere di fare il pendolare, fino al ‘97, quando, a 60 anni, andò finalmente in pensione.

La famiglia Morelli oggi

“Gestire quattro figli è stato impegnativo, ma è stato vissuto con gioia. Clarice dettava le regole e io, appena tornato dal lavoro, mi occupavo dei ragazzi: giocavamo, mentre Clarice preparava la cena. Occorre collaborazione, sacrificio e pazienza” suggerisce Peppe. “I nostri genitori non hanno mai litigato davanti a noi figli, a casa nostra non si dicevano parolacce, né parole come stupido o handicappato, altrimenti…”. Il gesto di Paola Morelli è eloquente. “E tutti i sabati e la domenica ci portavano a fare scampagnate, a funghi”. “Oggi, fra un acciacco e l’altro dovuti all’età, passiamo i pomeriggi a giocare a burraco, a preparare pranzi e cene per figli e i nipoti. E per le fidanzate dei nipoti” concludono con un sorriso Peppe e Clarice.

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