Il comandante della stazione dei carabinieri Renzo Verducci: “Le segnalazioni sono di scarso aiuto. Conta di più la videosorveglianza in grado di riconoscere targhe e inviare allarmi ai militari in caso di sospetti”
“Al ladro, al ladro”. Anche se dall’inizio dell’anno in tutto il territorio di Magliano Sabina, campagne comprese, è stato denunciato un solo furto. Perché – come dimostrato negli ultimi decenni da ricerche sociali – la paura per i ladri il più delle volte è percepita in maniera sproporzionata rispetto al reale pericolo. Anche a Magliano i residenti – specie nelle campagne – hanno sperimentato una forma di controllo fai da te tenendosi in contatto tramite WhatsApp. C’è un gruppo maglianese – chiamato “Guardiamoci attorno” – che conta circa 300 iscritti e che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe servire a segnalare da parte degli iscritti i movimenti sospetti intorno alle abitazioni. Almeno quelle più isolate.

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Il “servizio” è attivo da un paio d’anni e, come è facile immaginare, le segnalazioni sono state decine e decine, ma poche volte, per non dire mai, sono servite a indirizzare le indagini su furti avvenuti nel territorio oppure a prevenire i colpi. Anzi, spesso, come avviene in ogni gruppo che contano un numero elevato di persone, si divaga e si parla d’altro.
Cittadini vigilanti, un fenomeno importato dalle città
Non si tratta comunque di un fenomeno autoctono, è bene evidenziarlo. Infatti quella delle “ronde” su WhatsApp è una moda che ormai da anni si è andata diffondendo prima nei quartieri periferici delle grandi città poi via via nei centri più piccoli. Le forze dell’ordine, va detto, di solito non guardano di buon occhio questo tipo di attività, che finiscono per incentivare fobie o, peggio, intralciare indagini o operazioni di prevenzione. Ma ormai viviamo in una società che – anche a Magliano – deve fare i conti con la “realtà virtuale” dei social e delle messaggerie istantanee.

Finora derubata solo una casa ai Pietrini: era isolata
I carabinieri di Magliano sono a conoscenza del fenomeno da tempo. “Ovviamente non sottovalutiamo nessuna segnalazione, ma finora non abbiamo avuto elementi utili per il nostro lavoro da tutto ciò”, dice il luogotenente Renzo Verducci, storico comandante della stazione dell’Arma di Magliano Sabina. La percezione del rischio, tale appunto da attivare queste forme di mobilitazione, non sembra proporzionata all’effettivo pericolo. “Dall’inizio del 2022 abbiamo registrato solo un furto nelle campagne maglianesi” continua il comandante. “Questo grazie al grande lavoro di prevenzione che facciamo con pattuglie agli ingressi di Magliano e, va detto, grazie anche al grande aiuto che ci sta dando il sistema di videosorveglianza installato dal Comune negli ultimi anni”.
I Cc caricano le targhe sospette e un’app lancia l’allerta
Il caso è quello di un furto avvenuto in un’abitazione piuttosto isolata a Pietrini. Infatti le telecamere piazzate sul territorio, specie quelle sulla Flaminia, vicino all’autostrada e a Casa Cantoniera sono in grado di leggere le targhe e segnalare il transito di veicoli rubati o in uso a soggetti ritenuti pericolosi. “Si tratta di un sistema molto sofisticato, preso a modello da numerosi comuni” dice Verducci. “Inoltre è stato concesso alle forze dell’ordine un accesso diretto ai filmati e alle informazioni. Cosicché, ad esempio, possiamo inserire le targhe di auto che sappiamo essere utilizzate da soggetti da tener d’occhio. Inoltre abbiamo attivato da tempo un’alert che tramite app ci avvisa quando sotto una di quelle telecamere passa uno dei mezzi ritenuti a rischio”. E cosa accade dopo la segnalazione? “Avvisiamo la pattuglia più vicina e facciamo fermare il veicolo per un controllo. In questo modo abbiamo sventato diversi furti”.

Quando gli arresti li agevolano gli occhi elettronici
Le telecamere del Comune sono state utili anche per le indagini su furti perpetrati nel territorio. Un paio di esempi: nel marzo del 2021 i carabinieri, dopo la segnalazione arrivata grazie agli occhi elettronici del comune, hanno bloccato nei pressi del casello autostradale cinque romeni che stavano viaggiando a passo d’uomo a bordo di una Fiat Croma lungo la Flaminia. Quell’auto che faceva avanti e indietro, ripresa più volte dalle telecamere, aveva destato sospetti. Infatti dal successivo controllo, dopo essere stata fermata dai militari, sono spuntati fuori attrezzi e arnesi da scasso. Poche settimane prima, nel febbraio dello stesso anno, i militari ritrovarono a tempo di record, sempre grazie ai filmati registrati dalla videosorveglianza, il furgoncino di un panettiere che era stato rubato da un ventenne tedesco, poi arrestato.
Chi (per ora) l’ha fatta franca: i ladri delle Grazie
A ben poco, purtroppo, sono servite le telecamere per proteggere il quadro della Madonna delle Grazie dal furto di parte del paramento in argento che ricopriva la tavola. I ladri infatti non devono aver parcheggiato alle Fontanelle e devono essere entrati a piedi, sfuggendo così alla videosorveglianza e rimanendo – per ora, visto che i carabinieri indagano – anonimi. Hanno per di più trovato la porta della chiesa aperta – come è giusto debba essere per i luoghi di culto – e si sarebbero serviti di una scala che hanno trovato “a disposizione”, impossessandosi del pezzo accedendo da sopra e senza rimuovere il vetro. E così è finita che martedì 7 dicembre scorso chi stava allestendo il presepe si è accorto che mancava un pezzo della copertura argentea dal quadro.
Una Madonna della Misericordia, questa la tipologia di dipinto, che è stata accanto Papa Francesco, in piazza San Pietro, in occasione della chiusura del Giubileo straordinario del 2016. L’opera, oggetto di grandissima devozione a Magliano e circondata da un’alone di leggenda, è stata attribuita da Federico Zeri alla bottega di Lorenzo da Viterbo e da Sandro Santolini, nel 2001, a Pancrazio Iacovetti da Calvi. L’ultimo restauro – criticato dagli esperti – risale al 1956 e ora, dopo la deturpazione dei malviventi, ne avrebbe bisogno un altro.
newsletter 02 – maggio 2022

