L’impatto sulla vita di tutti i giorni dei maglianesi della crisi bellica in Europa orientale. Gli aumenti e i rischi, anche per l’occupazione
Tempi di guerra, tempi di crisi: il carrello della spesa inizia a diventare sempre più caro. Difficile non essersi accorti di come – e soprattutto quanto – lo scontrino di acquisto di generi alimentari al dettaglio sia cresciuto anche a Magliano Sabina. Oggi tra blocchi delle importazioni dall’Europa orientale e le speculazioni di grossisti e importatori la situazione rischia di aggravarsi. Sono soprattutto pane e pasta, carni, verdure e frutta ad aver subito i maggiori aumenti, ma anche latte e derivati. A testimoniarlo le botteghe del centro storico e le aziende legate alla filiera dell’agroalimentare.
Potremmo esser costretti al “pane rifatto”

“Se la situazione non migliora ci vedremo costretti a ridurre i tipi di pane che sforniamo giornalmente” spiega Maria Teresa Santolini, proprietaria dell’unico forno nel cuore di Magliano. “I rincari sono ormai continui – prosegue – . Per ora stiamo cercando di contenere gli aumenti e abbiamo alzato solo di qualche centesimo il prezzo al chilo, ma la farina sta toccando quote altissime, 70 euro al quintale per la doppio zero (dagli originali 60 euro), 75 euro al quintale per le rinforzate con cui produciamo i panini e addirittura fino a 105 euro a quintale per la farina di grano duro. Se l’aumento dei prezzi non si arresterà dovremo per forza fare la scelta di limitare la varietà dell’offerta e, se sarà necessario, anche arrivare a vendere a prezzo scontato il pane del giorno prima. Già alcuni forni stanno trovando difficoltà nell’approvvigionamento della farina, non possiamo permetterci di sprecare”.
Formaggi in rialzo: troppo alti i costi
Necessità di un modifica dei prezzi a rialzo anche per chi produce formaggi. “Fino ad oggi, da quando abbiamo aperto il caseificio – dice Lucia Varasconi del ‘Caseificio Corsetti’ – non avevamo mai ritoccato i prezzi. Oggi siamo stati costretti. Non soltanto è cresciuto il costo per la produzione del latte, ma anche le confezioni in plastica che utilizziamo per la vendita sono aumentate di prezzo”. Stesse considerazioni da parte di Massimo Nesta, dell’azienda ‘Fratelli Nesta’: “L’aumento si aggira intorno al 10 per cento. Qualcosa è già stato aumentato e qualche altro prezzo si dovrà ritoccare presto al rialzo. Stiamo ancora mantenendo l’intera gamma di produzione, ma visti i costi alla base più alti, sarà necessario cercare quanto più possibile di ottimizzare la manodopera ”.

Anche le confezioni in plastica che utilizziamo per la vendita dei formaggi sono aumentate di prezzo.
Lucia Varasconi
Calcoli, “bollette alla mano” da parte di Paola moglie del titolare dell’azienda agricola fratelli Marti, che lavora presso il caseificio di famiglia ‘Le perle degli Angeli’: “Solo per dare una misura dei rincari a cui dobbiamo far fronte: a dicembre abbiamo fatto scaricare 1.500 litri di gasolio agricolo e lo abbiamo pagato 1.292 euro. A marzo, per la stessa quantità, abbiamo pagato 2.045 euro. Siamo costretti ad aumentare il costo dei nostri prodotti, ma in realtà neanche quell’euro in più basta a coprire i costi di produzione”.

Per gli aumenti di mangimi, gasolio agricolo ed elettricità le stalle di mucche da latte a rischio chiusura
La corsa a svuotare gli scaffali
L’aumento dei prezzi delle materie prime e i conseguenti incrementi di prezzo stanno in qualche modo condizionando gli acquisti dei maglianesi. Però le limitazioni non sono soltanto di carattere economico. E la colpa è sempre della guerra russo-ucraina. Come nel primo periodo dell’emergenza Covid la psicosi dell’approvvigionamento ha fatto sì che alcuni generi alimentari a lunga conservazione sparissero dagli scaffali in pochi giorni. Il risultato è stato che alcuni negozi, locali o del circondario, abbiano deciso di consentire l’acquisto di soli pochi pezzi di pasta, farina e olio di semi. Limiti anche per l’acquisto dei sacchi di pellets: in questo caso il caro bollette sta facendo propendere la scelta per riscaldare le case sul combustibile per stufe.
Il rebus dell’energia
Da quando a Magliano Sabina, nel 1990, è arrivato il metano gran parte delle abitazioni sono allacciate alla rete del gas. A fine marzo, nonostante nuovi record al rialzo dei prezzi all’ingrosso dopo l’invasione russa dell’Ucraina, i dati sugli andamenti dei prezzi, pur in un clima di grande incertezza, parlano – a sorpresa – di un calo dei prezzi di tutela per l’energia elettrica e il gas naturale. Il secondo trimestre 2022, secondo l’Arera, vedrà una riduzione per famiglia con contratto tutelato del -10,2% per la bolletta dell’elettricità e del -10% per la bolletta del gas. Ma c’è poco da illudersi: infatti nonostante questo calo, la previsione sempre di Arera è che per il periodo tra il 1° luglio 2021 e il 30 giugno 2022 ogni famiglia avrà speso 948 euro, vale a dire +83% rispetto al periodo 1° luglio 2020 – 30 giugno 2021.

In più c’è poi l’incognita del gas russo che per effetto delle sanzioni potrebbe essere tagliato, ridotto o determinare un incremento di costi per le centrali elettriche. È difficile fare previsioni, e non solo nei bilanci familiari, ma pure nella spesa per l’energia per servizi ed edifici pubblici. A Palazzo Vannicelli prevedono che il caro energia porterà un aumento di costi di 6.500/7.000 euro per l’illuminazione pubblica. Una somma che l’amministrazione comunale stima sarebbe potuta arrivare addirittura a16 mila euro, se non si fosse realizzato l’efficientamento energetico di lampioni e luminarie grazie alla sostituzione delle lampade tradizionali con quelle a led.

La crisi bellica mette nell’incertezza anche le ceramiche di Civita Castellana
newsletter 01 – aprile 2022

